PARESTESIA - LAVORO CLINICO

Parestesie del nervo
mandibolare da impianti

Estratto dal lavoro originale di:

P. Luigi Mondani – P. Maria Mondani

Istituto di Clinica Odontoiatrica Università degli Studi di Modena
Scuola di Specializzazione in odontostomatologia

Direttore: Prof. B. Vernole

Epinevrio: connettivo areolare circondante i fascicoli.
Perinevrio: guaina di tessuto connettivo inglobante tutti i fasci di fibre nervose.
Endonevrio: sottile membrana connettivale avvolgente ciascuna fibra nervosa. È anche chiamato guaina di Henle o guaina di Key e Retzius. L’endonevrio è unito profondamente con le cellule di Schwann che in buona parte lo costituiscono. Infine l’endonevrio è strettamente unito al perinevrio dando una certa elasticità al fascio nervoso, cosa molto importante per l’implantologia.


Durante lo stiramento l’elasticità dell’epinevrio e delle due fibre nervose all’interno dei fascicoli, permette uno stiramento tollerato dal tronco nervoso stesso, ma la possibilità di quanto estendersi, dipende in modo assoluto dalla elasticità del perinevrio.
Studi recenti hanno dato come limite massimo di allungamento il 20% mentre il 30% porta ad una laterazione strutturale.
Altri autorevoli autori danno quale limite massimo di allungamento il 6% ma, fatto molto importante, più il nervo è teso lentamente, più l’allungamento è sopportato dal fascio nervoso.
La parestesia del territorio del mentoniero è una complicanza assai noiosa per il paziente che a volte osserviamo negli impianti di profondità dal settimo al quarto inferiore. La regione del mento rimane anestetizzata mentre le regioni innervate dal nervo vestibolare, incisivo e linguale sono perfettamente normali.
La parestesia può essere data dall’impianto che comprime il nervo o da particelle di osso spostate dall’impianto che irritano il nervo comprimendolo, o dall’emorragia dell’arteria o della vena che è stata incisa da manovre durante l’intervento. Studi hanno mostrato che la decompressione del nervo, con la rimozione della causa e di conseguenza la ricanalizzazione.
Per la valutazione delle alterazioni della sensibilità sono stati elaborati numerosi testi che ripetuti nel tempo, ci permettono mediante mappature cutanee documentate per immagini di valutare l’evoluzione dell’area interessata.

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Test di valutazione termica

1 - Minnesota Thermal Disk.
Il paziente deve riconoscere quattro dischi di materiali diversi per conducibilità termica: cloruro di polivinile, acciaio inossidabile, rame, vetro.

2 - Test di stimolazione termica.
Stimoli termici partendo da 34° vengono applicati in modo adeguato.

3 - Path test.
Comparazione tra le due aree controlaterali durante la stimolazione con termoelettrodo della zona alterata.

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Test meccanocettivi

1 - Test di discriminazione tattile di Weinstein.
Valuta la capacità di riconoscere il contatto di filamenti di nylon di diametro decrescente.

2 - Test della direzione di scivolamento.
Capacità di riconoscere la direzione in cui viene strisciato il filamento sulla cute.

3 - Test di Weber.
Capacità di individuare il contatto di un punto o di due punti singoli individuati come tali. Normale 7-14 mm.

4 - Test di Nishiok: della discriminazione di 2 punti.
Capacità di individuare le punte di un compasso in base all’apertura. Normale 0-14 mm.

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Test di stimolazione elettrica


Comparazione tra il valore soglia di stimolazione elettrica dell’area interessata rispetto alla controlaterale.

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Test della discrimazione nocicettiva

Comparazione tra il valore soglia di stimolazione elettrica dell’area interessata rispetto alla controlaterale.


1 - Test di stimolazione meccanica.
La cute viene stimolata con valori pressori crescenti che diventano dolorosi dopo i 15 grammi, 100 grammi sono il valore dell’anestesia (irreversibile).

2 - Test di stimolazione termica.
Valutazione della capacità di reazione mediante termoelettrodo.
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Test Chimico – Ninydrina 3%

Quando per un’interruzione del nervo e la zona mentoniera interessata è in anestesia e quindi è priva di sudorazione per scomparsa dello stimolo delle fibre sudomotorie, la carta imbevuta di Ninydrina non assumerà il colore violetto. La prova, rivela sia le interruzioni permanenti sia transitorie.

Analisi Elettrofisiologica Centrale o Periferica


È l’analisi elettrofisiologica del nervo ottenuta attraverso la registrazione centrale o periferica dei potenziali evocati somatosensitivi registrati in modo invasivo e non invasivo.
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Test del tempo silente del massetere


Valutazione della lesione attraverso la mancanza o la diminuizione del periodo di latenza.


Una completa anestesia della parte mentoniera può rivelarsi dopo alcuni mesi e Simpson dopo vari studi concluse che l’anestesia del mento raramente è permanente.
Documentò pure che più del 50% delle lesioni del nervo alveolare inferiore guariscono spontaneamente in undici settimane mentre la guarigione in meno di sei settimane è minima. Quindi prima di fare un impianto inferiore di profondità in zona 7, 6, 5, 4, è cosa importante mettere a conoscenza il paziente di cosa può andare eventualmente incontro. Spiegare che nell’ottanta per cento dei casi è transitorio il sintomo della parestesia e, se è consenziente, eseguire l’impianto. Nella nostra professione di implantologi pochissimi pazienti si sono sottratti al rischio di una probabile parestesia. I colpiti dopo cinque o sei mesi hanno sempre riferito che il danno parestetico si era ridotto dell’80-90%. I più che il danno era scomparso completamente. Un limitatissimo numero, possono contarsi sulle dita ha ancora piccole tracce di parestesia ma del tutto sopportabile al confronto del tormento di una dentiera mobile.
È importante sottolineare che qualche rara volta il danno è duraturo e noioso, ma qualche volta il malato non si accontenta del risultato implantologico, e vuole lucrare anche alle spalle del medico ingigantendo sintomi che non esistono più o quasi e conducendo la vertenza in tribunale. È una tendenza che va estendendosi in tutte le discipline della medicina.

P. Luigi Mondani
P. Maria Mondani

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BIBLIOGRAFIA

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